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giovedì 24 gennaio 2013

IL FIORE DEL DESERTO


Sole,
Deserto Inverno.
Sono nato questo istante
in verità,
ridendo.

So che vento sa
ma dice di tacere,
sshhhhh sibila.
Mantengo il voto.

La mosca blu
si lecca il mio sudore
con la calma dei giusti.
Lascio fare.

Al monte, al monte!
Nuvole bianche
corrono
per poi svanire.

Tant'acqua
da far urlare la cascata,
da far sudar  la pietra,
tant'acqua.

Che bello
Il freddo il caldo
la fame.
Sono vivo.


Ed ora altri picchi
e boschi
come stanze di sogno,
cascate di meraviglia,
come nel mio sogno ricorrente
dove un ruscello, sottile e sinuoso
attraversa la casa,
la mia casa, appoggiata
ad una parete di roccia.
Ed ora altri picchi
vengono agli occhi
e vedo e sogno
altri boschi, e fuochi
e richiami
nella notte,
boschi pieni di pazzi buoni,
visionari sognatori,
brillanti diamanti di perfezione
stellare
negli occhi.
Quegli occhi
rifatti puri
lavati alla pioggia.
Bruniti al sole,
cotti
come l'argilla i nostri cuori,
caldi
come il pane odorosi di buono,
nel radioso
radioso
mattino.

Questa, la mia rivoluzione.


Testo e foto: Enrico

venerdì 2 marzo 2012

AI VIVENTI

Il giorno volge al termine, sento che siamo migliori
spero non ci prosciughino i vecchi dentro
gli adepti della morte a fuoco lento
vorrebbero una scrivania alla quale legarci
una bacheca
nella quale appendere la cartolina dei nostri sogni
che non capiranno mai
lasciamoli nel cassetto piuttosto questi sogni
non facciamoli rubare
proviamo piano a mutarli noi, da dentro, questi codardi, questi spaventati della vita
non dico non sia dura la partita ma va giocata, per una volta, sulla loro pelle
cerco i miei simili, come un animale
scruto e non mi fido, allora annuso e capisco perchè...

Questi mostri hanno l'odore di vuoto degli armadi
delle stanze d'albergo dove più nessuno va
puliti e vuoti come la morte.

Lasciamoli nel cassetto
o altrimenti liberiamoli i nostri sogni
gettiamoli nel vento
caviamoli dalla terra
prendiamone a manciate dalle nostre tasche
come coriandoli a colorare il vento
versiamoli dal cuore
come promesse nel cuore dei vivi
so che non capiranno...lo so per certo
perchè quei mostri hanno l'odore di vuoto degli armadi
delle stanze d'albergo dove più nessuno va
e sono puliti e vuoti
come la morte.


giovedì 16 febbraio 2012

Il poeta è un guerrigliero


Il poeta è un guerrigliero, la barba sfatta, a cavallo di un'idea, in atri di stazione dove rimbombano gli echi di un megafono.
Il poeta è un guerrigliero con una cartuccera di parole, sotto lo stanco cielo, a carponi nel fango di una giornata qualunque. Il poeta non muore, semmai rinasce ogni volta che le mani si tendono in un gesto d'amore. Ha coraggio da vendere e astuzie da stratega.
Il poeta ha le tasche piene di ricordi, la patta aperta, una birra in mano. Il poeta sorride da solo, parla coi raggi di sole, non si da per vinto. Il poeta è un guerrigliero che ha perso tutto cadendo, come un angelo sporco. Il poeta da ragione a una fontana, ad un precipizio, vede il vuoto in alcuni sguardi e si preoccupa per la fine del mondo.
Il poeta vive pericolosamente su di un'impalcatura d'emozioni. E non ha freddo se c'è cuore di donna o vino o cerchio d'amici.  Il poeta ha ritmo sincopato nel passo, è onda forte di parola sugli scogli o bonaccia in un maestrale di pensieri.
Il poeta lo fa per una giusta causa. Una causa persa.
Il poeta perde ogni giorno.
E' come mille Don Chisciotte mascherati da uomo comune.
Il poeta ha sogni invadenti che lo seguono nella luce del giorno. Il poeta li accarezza come figli prima di andare al lavoro. Il poeta è un guerrigliero la cui marcia è un tango, la cui divisa è un vecchio maglione logoro. Il poeta non ha rispetto per le istituzioni e per chi generalizza.
Il poeta sogna almeno dodici fughe al giorno.
E' pronto per l'apocalisse ma disarmato di fronte alla banalità.
Il poeta odia i poeti finti e si fida solo del suo naso. Preferisce i grilli in un prato ai grilli per la testa. Ha dato le perle ai porci, tutte quelle che aveva. Loro non le hanno volute e sono ancora lì, nel fango.
Il poeta ha corso nudo, almeno una volta. Si è sdraiato sull'asfalto di una strada, ha preso tra le mani il filo spinato, stringendo forte fino a sanguinare, almeno una volta. Ha avuto alberi per culla, ha tracciato sentieri, almeno una volta. Ha dormito su un pianerottolo o dentro un portone, almeno una volta. Ha pianto al telefono, ha urlato un nome da un monte, almeno una volta.
Il poeta è un guerrigliero pronto a una rivoluzione non violenta.
Il poeta è un guerrigliero, comandante di una brigata di bambini, che si nascondono in un bosco. Il poeta combatte la sua guerra per far si che da grandi, quei bambini, non debbano più nascondersi e siano davvero LIBERI TUTTI.